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Generalità
> Storia della Vernaccia >

Certamente
un giudizio molto brillante e da vero intenditore è quello
di Sante Lancerio, bottigliere di sua Santità PAOLO III che
dopo aver richiesto nel 1541 al Comune di San Gimignano, ottanta
fiaschi di Vernaccia, si rammarica del fatto che in San Gimignano
si coltivassero troppo l'arte e la scienza e poco la Veraccia perchè
questa, dice Sante:
"... è una perfetta bevanda da Signori et è
gran peccato che questo luogo non ne faccia assai..."
(da "Della natura dei vini e dei Viaggi di PAOLO III, descritti
da Sante Lancerio, suo bottigliere").
Vino quindi, la Vernaccia, da far peccare i Papi, da gran signori,
la cui fama corse in ogni tempo i più rinomati mercati ed
allietò le mense più fastose dei principi del Rinascimento.
Eccolo infatti brillare nei calici degli invitati alle nozze Medici-Rucellai
nel 1468 come dono agli sposi di 40 fiaschi dal Comune di San Gimignano.
Sulla mensa di Lorenzo il Magnifico, che continuamente sollecitava
il Comune di San Gimignano a doni di Vernaccia, scusandosi nel dire
che "... era bevanda graditissima alla sua madre Lucrezia Tornabuoni
e utile e corroborante rimedio alla salute del giovane figlio Piero
"
I Sangimignanesi non potevano trascurare quindi, di impegnarsi a
spedire generosamente al loro Signore omaggi copiosi di Vernaccia,
sia a Natale, sia a Pasqua che per San Giovanni e, per non far brutta
figura con Lucrezia e Piero, arrivarono perfino a nominare nel 1477,
due ufficiali Assaggiatori, perchè con oculatezza :
"... ne provvedessero del migliore et ben condizionato "
(Dall'archivio storico di San Gimignano Lib. Provv. n.136, 177)
Fu infatti in casa Medici che Papa Leone X si abituò alla
Vernaccia ed una volta salito alla cattedra di San Pietro, non seppe
più farne a meno e, se la faceva portare fino a Roma. Ludovico
il Moro, nel 1487 ne volle 200 fiaschi per allietare le nozze del
ni pote Gian Galeazzo con Isabella figlia di Alfonso II re di Napoli
e tale fù il successo della Vernaccia che subito scrisse
al Comune di San Gimignano per avere 500 magliuoli da trapiantare
in Lombardia; ben presto anche il Duca Guidobaldo da Urbino, che
voleva diffondere la Vernaccia nel suo stato, ne seguì l
'esempio. Speranze vane ! Infatti i due Principi rimasero delusi,
perchè il vitigno crebbe ma non dette mai buone qualità
di Vernaccia. L'insuccesso fu dovuto al fatto che il pregio del
vino Vernaccia era ed è rimasto strettamente legato al terreno
ed all'ambiente che lo produce, tanto da far salire anche il prezzo
delle terre coltivate a Vernaccia nel periodo rinascimentale, come
risulta nei documenti notarili dove un certo "...Lazzaro Perone
vende a buon prezzo bona immobilia, partim vinata in vineis grechi
et partim in vineis Vernaccie... ".
Anche Vincenzo COPPI, nei suoi "Annali di San Gimignano "
(1695 p. 141) definisce la Vernaccia " ... vino bianco delicatissimo,
ed è dei migliori e più grati vini che si facciano
in Italia... ".
Vino quindi la VERNACCIA DI SAN GIMIGNANO, che vanta una tradizione
ed una rinomanza secolari, tanto da poter essere considerato il
più antico vino italiano tra quelli a denominazione di origine
controllata.

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